Lo sai che il male nasce e cresce dentro perché non lo si porta fuori con le parole?
"Farei questo, farei quest'altro, ma poi la reazione com'è?"
Come quando si leggono fatti di cronaca: "colto da un raptus".
Oggi sto spiegando a me stesso questo, ovvero: sto covando una specie di raptus ma è ancora allo stadio embrionale.
Tipo: sto tagliano le cipolle, voglio fare una frittata con un quintale di cipolle e prezzemolo, una cosa senza senso tanto che non riescono nemmeno ad appassire nell'olio queste cipolle (il termine giusto è "appassire", sì, come appassirebbero i petali di una rosa al sole di ferragosto), ecco, lei mi si avvicina e dice "va bene che ti piace cucinare ma che cosa vogliono dire tutte quelle cipolle?". In effetti, penso, ma che cazzo te ne importa a te se voglio una frittata con tantissime cipolle. Glielo potrei dire ma poi penso "eh no, devi stare calmo perché la calma è la virtù dei forti e non devi sempre fare lo scorbutico perché poi va a finire che litigate e se litigate poi tu stai male dentro e lo stomaco ti diventa una polpetta di carne marcia buttata dentro al pozzo di San Patrizio". Allora sto zitto o meglio, cerco di mantenere un contegno, di non fare il cafone come al solito, grugnisco un "ti faccio una frittata a parte senza cipolle" e lei prende ed esce dalla cucina mentre io taglio ancora una mezza cipolla che avevo dimenticato lì, sopra al lavello. E quella mezza cipolla la taglio con il coltellaccio lungo che di solito uso per le angurie. Un coltellaccio che potrebbe per metà infilzare la pancia di lei che è così magra e così insopportabile. Cioè, poverina, no. E' buona, gentile, a modo, onesta, ma i fatti sono che: primo io non la amo più e secondo mi danno sui nervi la sua bontà e la sua gentilezza e le sue buone maniere.
Le ultime fettine di cipolla non riusciranno nemmeno a cuocere. Le butto nella padella che le altre sono già quasi pronte per accogliere le uova sbattute. Nell'aria c'è un odore incredibile di cipolle. Io amo le cipolle però tengo un po' le finestre aperte perché so che a lei non piacciono tanto.
Ad un certo punto entra e dice "sembra di essere nella casa di un extracomunitario marocchino ma anche indiano con tutte 'ste cipolle". Io mi volto lentamente tenendo in mano il coltellaccio d'anguria e allora lei, in dialetto mi dice "cusa ghèt de vardàm cusé".
"Te met béle stùfat, se te la muchèt mia t'enfìlsi".
Lei mi guarda con gli occhi fuori dalle orbite senza dire niente poi si mette a ridere come una deficiente. E mi fa sentire un cretino con in mano il coltello lungo.
"I vicini penseranno che siamo due mica tanto normali" dico.
"Te sei matto, infatti" fa lei con le lacrime agli occhi.
"Tu non sai cosa dici" faccio io appoggiando l'arnese sul pianale di marmo della cucina "sto covando una cosa terribile"
E lei senza smettere di ridere e piegata in due "stai covando le uova per la frittata?".
La frittata.
Mi volto e le cipolle nella padella stanno bruciando, la cucina si sta riempiendo di fumo bianco. Spengo il gas pieno di dispiacere per le mie cipolle.
"Il fatto è che sto covando un raptus......" dico ad alta voce.
Allora lei, all'improvviso, smette di ridere e si raddrizza. Mi guarda seriamente. Mi fissa negli occhi e non dice niente.
Sto con le mani appoggiate alla cucina come in preda ad una enorme stanchezza.
"Ma di solito i raptus non si annunciano, si compiono e basta, uno non se ne rende nemmeno conto" stizzita prende e se ne va in un'altra stanza.
Così io rimango lì da solo con il raptus ancora dentro alla mia pancia che sta assumento forme strane, prima a palla e poi a coltello. E poi, infine, a coltellaccio.