Pixel vuoto davidia - storie di un cuore qualsiasi il divano rosso ma anche gli altri sono di Gian Paolo Dulbecco

davidia - storie di un cuore qualsiasi

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venerdì, 29 febbraio 2008


INDOVINELLO (più o meno)........


................
Perché, sai, non capita poi tanto spesso
che il cuore mi rimbalzi così forte addosso,
ed ho l’età che tutto sembra meno importante,
ma tu mi piaci troppo e il resto conta niente.
................
Chiuderò la curva dell’arcobaleno
per immaginarlo come la tua corona,
e con la riga dell’orizzonte in cielo
ci farò un bracciale di regina…
ma se solo potessi un giorno
vendere il mondo intero
in cambio del tuo amore vero!
Sai, qualcosa tipo “cielo in una stanza”
è quello che ho provato prima in tua
presenza…
dicono che gli angeli amano in silenzio,
ed io nel tuo mi sono disperatamente perso.
...................


si accettano scommesse sull'autore di queste parole (soluzione - eventualmente - nei prossimi commenti)


saluti cari




postato da: davidia69 alle ore 08:11 | link | commenti (10)
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giovedì, 28 febbraio 2008


Ieri sera G. C. ha portato il suo ultimo libro.
Potrei omettere le iniziali e scrivere nome e cognome, tanto quel che devo dire è talmente palese che  quelle due lettere
risulterebbero fuori luogo, ma mi va così. Allora, dicevo, porta il suo ultimo libro - una biografia che, indipendentemente dal soggetto di cui si parla, mi pare interessante proprio come storia in sé. E poi noi ce lo passiamo tra i tavoli, quel libro. Bellobellofrescodistampa. Propio bello, così come la dedica: A Pier Vittorio Tondelli.
La lezione verteva su un determinato argomento che a sua volta si è inserito in un altro che ho trovato meraviglioso: GEOGRAFIA DEL TERRITORIO LETTERARIO.

Me lo dico in testa: geografia del territorio letterario, geografia del territorio letterario, geografia del territorio letterario.......ha un suono meraviglioso.

La geografia ci condiziona. Il territorio sul quale si vive ha una potenza straordinaria su chi scrive. Non sono cavolate: la piana, il fiume, la strada (via Emilia, via Romea ma anche, per dire, via Giuseppina, via Mantova vecchia e cose così). Perché in certe zone dell'Emilia (ma io direi più genericamente "della pianura") ci stanno i rockers e in certe altre i cantautori? Eh, bella domanda, bell'affare, bel pensiero.
Ecco sì andavo in brodo di giuggiole e che diamine e poi, nonostante i due caffè, verso le dieci e mezza un abbiocco pazzesco con questa luce bella e il caldo della biblio moderna dentro l'ex convento e io che volevo ascoltare ma sentivo gli occhi come macigni e poi questo senso del territorio che è apparentemente pazzesco ma fondamentale e così vero. Ecco anche ieri sera avrei voluto buttarmi a peso morto con la testa sul tavolo e farmi "nannarellare" dalle parole di Guido Conti (che ieri sera parlava meno a  mitraglia del solito).
"Qui sono passati popoli diversissimi, qui hanno lasciato tracce anche gli zingari e tutta questa tradizione dei violini arriva da molto lontano....."
E che diamine, anche un po' zigani sì, anche un po' stranieri, sì.
Le parole dei cittadini-del-mondo-padani.
Ora che ci penso, qui non ci sono rockers né cantautori ma c'è una tradizione di musica popolare che ha a che fare con il lavoro ma anche la Resistenza, ma anche la fatica e la bellezza di un mondo che, a ben pensarci, non è nemmeno così lontano.
Ecco sì, forse qui siamo troppo piatti per essere rockers o cantautori, qui è tutto così lineare, apparentemente tranquillo. Forse troppo.
Ma per fortuna anche la pianura ci suggerisce qualche storia.




postato da: davidia69 alle ore 11:26 | link | commenti (8)
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lunedì, 25 febbraio 2008


Al corso G. C. ci ha parlato di un testo di cui ci ha consigliato la lettura: Mark Strand "Edward Hopper".
Edward Hopper è un pittore molto particolare. Ho notato che molti blogger usano come spunto i quadri di questo pittore per scrivere racconti. In effetti le immagini sembrano dinamiche, sembrano "fermi immagine" in sospensione. Sembra che di lì ad un secondo, da qualche parte e non si sa bene quale, debba spuntare una specie di seguito.
Una persona che entra dalla porta, un qualcuno che si affaccia al finestrino del metro, un vicino di casa che bussa alla parete,  un bambino che piange nella stanza accanto. O comunque sembra che in un "dopo" probabilissimo - quasi certo - debba succedere chissà che cosa. Magari qualcosa che non può essere immortalato dal quadro - perché, più verosimilmente, un suono non può essere riprodotto con un colore.
Forse per questo motivo le immagini di Hopper stanno bene con storie scritte che ne rappresentino quasi una sorta di seguito.




Edward Hopper - Room in New York
(ecco, tipo in questo, immagino la suocera di lei entrare tuonando contro il figlio "te l'avevo detto che t'avrebbe ridotto a pane e cicoria!")


Edward Hopper - Cape Cod Morning
(in quest'altro, dal cupo del bosco, ecco apparire d'improvviso un cacciatore che fischia un motivetto che fa "metti la pentola sul fuoco: stasera fagiani!")

Edward Hopper -  Excursion into Philosophy
(qua invece è inevitabile: la donna è morta per troppo amore e la polizia sta per sfondare la porta)


Edward Hopper - First Row Orchestra
(qui facciamo che esce, come per magia, Arturo Brachetti e la donna, così, sorride)


Banale?


postato da: davidia69 alle ore 14:02 | link | commenti (7)
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Ieri ho visto il film dei Coen.
Mi è venuto mal di testa.
In un' occasionie m'è capitato di fare un salto sulla poltroncina del Filodrammatici rimessa a nuovo e dietro c'era un tizio che si è messo a ghignare ma giuro che non l'ho fatto apposta. E poi non era nemmeno la scena più truce: era la scena del tamponamento al semaforo.
E' che io nelle storie ci vado proprio dentro.
E poi c'era quella cosa che sparava aria compressa.
E  ho anche pensato, alla fine, che forse i fratelli Coen sono ammalati.
E hanno vinto tutti quegli Oscar.
Mi è venuto in mente che forse, dei Coen, ho visto anche altre cose.
Sì, il grande Lebowski mi aveva molto ma molto divertito. E basta.
Poi sono uscita dal cinema e mi sembrava di essere ubriaca. Sono entrata da Feltrinelli e c'era un sacco di gente e ho pensato "ma quanto leggono?".

Di Flaubert: L'educazione sentimentale.


postato da: davidia69 alle ore 08:22 | link | commenti (9)
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sabato, 23 febbraio 2008


Ti sei alzato, all'improvviso. Ti sei chinato sullo zaino e ne hai estratto due libri.
Il primo, sconosciuto, conteneva poesie e su ogni pagina, in un angolo basso, c'era disegnato qualcosa di vegetale, stilizzato: un albero, un ramo, una foglia, un fiore.
Copertina azzurra.
Avevi letto sulle lenzuola, scorrendo le pagine in cerca di qualcosa e la tua voce era un nastro bianco di seta che abbelliva la stanza in penombra.
Poi ecco l'altro: Se consideri le colpe - Andrea Bajani.
L'avevi messo da parte, sul letto, come qualcosa di poco conto, in apparenza.
Come un po' svogliato.
Era mattino. Si sentiva il mare, poco distante.

Se consideri le colpe è il racconto di un viaggio.
Il viaggio verso un buco nero, verso un mondo che sembra tutto sbilenco, nell'attuale Romania. Ma anche un viaggio verso un affetto mancato. No, di più: violentemente troncato quasi nel silenzio.
Un figlio che si reca al funerale della madre che in Romania, dall'Italia, era andata per combinare affari ma non solo. Ecco che questi, gli affari, sembrano un pretesto per una fuga di gran lunga più necessaria: andarsene da una casa, da un marito e, conseguentemente, da un figlio.
Andare lontano nella deriva.
E della Romania le grandi distese, i prati, il Danubio. A Bucarest l'enorme palazzo di Causescu. E, più in generale, i soliti stereotipi: l'imprenditoria estera-comandante, le ragazze facili in cerca di fortuna, la voglia di riscatto.
Ma è una storia garbata, intensa ma leggera.
Drammaticamente leggera.


postato da: davidia69 alle ore 17:31 | link | commenti
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Poi stamattina c'è stato un momento in cui  mi sono detta di non essere tanto normale.
Ma da dove mi arriva tutta questa forza?
Però adesso ho scoperto che le braccia mi tremano. E anche le gambe. E me ne andrei a letto a dormire.

Ho mangiato un pezzo di quelle baguette da supermercato.

Stamattina sembrava dicembre ma è quasi finito febbraio.
La nebbia vicinissima ha fatto sei morti, ieri. Gli automezzi sembravano di carta.
Una ragazza di Livorno di ventisei anni che tentava di soccorrere è stata a sua volta uccisa.

Se mi tremano le braccia e la gambe vuol dire che sono qui, nel mondo.

postato da: davidia69 alle ore 12:18 | link | commenti (2)
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mercoledì, 20 febbraio 2008


Dai, qui si scoprono cose e persone speciali grazie ad un inviato altrettanto speciale.

Allora succede che negli appunti ci sta pure un tal Fabrizio Bosso, cognome che sa di botanica ed evoca migliaia di immagini (e anche suoni) e  ci sono anche altri ed importanti di cui uno fuma sigari e l'altro, alla bisogna, prende appunti su un taccuino rosso.

Provare per credere.





L'immagine di Fabrizio Bosso è presa da qui.

postato da: davidia69 alle ore 15:28 | link | commenti (2)
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sabato, 16 febbraio 2008


                 01 Mentimi
                 02 Entra piano
                 03 Nera Signora RMX
                 04 Soltanto amore
                 05 L' Uomo che non hai
                 06 Natale a Milano
                 07 Come ogni volta
                 08 Dentro me
                 09 Via con me
                 10 Come una nube
                 11 Stringimi ancora
                 12 Diritto a te
                 13 Infinite possibilità
                 14 Natura morta (in paradiso)
                 15 Ricordare
                 16 L'Autobiografia di uno spettatore

Registrato dal vivo al Teatro Novelli di Rimini il 14 luglio 2007 con l'Orchestra da camera delle Marche diretta dal Maestro Daniele Di Gregorio tranne 1, 2, 16 scritti, prodotti e arrangiati nell'estate 2007 orchestrati da Davide Rossi - Wea, WarnerMusic 2008.

Se ogni viaggio* disponesse di una colonna sonora simile, giuro che non mi fermerei mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi mai.
E poi.....
E.........
..........








*(in effetti il mio è stato un viaggio stupefacente)
postato da: davidia69 alle ore 11:16 | link | commenti (3)
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venerdì, 15 febbraio 2008


Così, quando sono entrata nella cantina, mi ero riconosciuta nel muro un po' scrostato e avevo sorriso davanti al calendario sexy che rappresentava una cavallona mora dai lunghi capelli sui cui seni nudi era stata scritta a pennarello nero una frase tipo "bella gnocca" o qualcosa del genere.
C'era un affare molto anni ottanta su una mensola, una di quelle cose che fungono da radio e da doppio mangia-cassette: sì, dai, quelle cose che se tu all'epoca avevi una cassetta e la volevi duplicare a qualcuno ti dovevi dotare di un aggeggio di quel tipo, altrimenti niente. E sì, dicevo, c'era questo affare molto anni ottanta che mandava musica popolare a tutto spiano e c'era chi cantava quelle canzoni. Una nonna, per dire, seduta con in braccio la sua Asia. Asia nipote stanca dagli occhi rossi e lacrimanti che non ne poteva più e stava morendo di sonno col ciuffo biondo di capelli che le si era liberato dalla coda di cavallo ed ora stava lì, appoggiato bellamente alla guancia.
E poi uscirono delle ragazze dalla cucina e ci portarono cinghiale e polenta e una aveva detto "Il Presidente è tutto oggi che assaggia, a forza di assaggiare e dire "manca di questo, manca di quello", quasi rimaniamo senza". E certo, che Il Presidente è uomo grande ma più che grande largo e da ciò si era capito tutto. E si fumava un lungo sigaro seduto sulla panca, a guardia della tavola imbandita.
E sulla tavola imbandita c'era di tutto e del vino nostrano, del dolcetto che, a detta del ruspante produttore, faceva 13.28 gradi.

- E come li hai trovai i 28 centesimi di grado?
Ma quello aveva sorriso e c'era chi tirava fuori la lingua, viola del vino nostrano.
E ridevano.
Sorridevo.
Poi ti ho detto:  "Ma tu lo sapevi che saremmo venuti qui?"
"No, certo che no"
"Ma come, no....."
"No"
Poi hai chiamato un ragazzo e gli hai chiesto che mi spiegasse come funzionava.
La cosa funziona così: che stasera, festa di San Benedetto, si entra dove si vuole che c'è aperto dappertutto, si mangia e si beve perché in questa sera tutti siamo uguali.
"Però da una parte teniamo le cose poco buone, anche il vino un po' scadente perché se viene qualcuno che non ci garba noi gli diamo cose per cui non valga la pena rimanere".
Ecco ma io stavo mangiando polenta e cinghiale e bevendo dolcetto viola.
Che peccato non essere uguali tutti i giorni.
Se avessi saputo avrei portato un presente.


postato da: davidia69 alle ore 18:40 | link | commenti (9)
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Gustave Flaubert, il 18 maggio 1857, così scriveva alla sua amante Mademoiselle Leroyer de Chantepie:

"C'è un sentimento, o forse un'abitudine, che sembra mancarvi, e cioè l'amore della contemplazione. Prendete la vita, le passioni, voi stessa, come un soggetto per esercizi intellettuali. Vi rivoltate contro l'ingiustizia del mondo, contro la sua bassezza, la sua tirannia, e tutte le turpitudini e il marciume dell'esistenza. Ma le conoscete bene? Avete studiato tutto? Siete Dio? L'umanità è così. Non si tratta di cambiarla ma di conoscerla. Pensate meno a voi. Abbandonate la speranza di una soluzione. Associatevi con il pensiero ai vostri fratelli di tremila anni fa; riprendete le loro sofferenze, i loro sogni, e sentirete allargarsi il vostro cuore e la vostra intelligenza.
Costringetevi a un lavoro regolare e faticoso. La vita è una cosa così schifosa che il solo mezzo per sopportarla è quello di evitarla. E la si evita vivendo nell'Arte, nella ricerca incessante del Vero reso attraverso il Bello."

postato da: davidia69 alle ore 08:03 | link | commenti (5)
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