Ieri sera G. C. ha portato il suo ultimo libro.
Potrei omettere le iniziali e scrivere nome e cognome, tanto quel che devo dire è talmente palese che quelle due lettere risulterebbero fuori luogo, ma mi va così. Allora, dicevo, porta il suo ultimo libro - una biografia che, indipendentemente dal soggetto di cui si parla, mi pare interessante proprio come storia in sé. E poi noi ce lo passiamo tra i tavoli, quel libro. Bellobellofrescodistampa. Propio bello, così come la dedica: A Pier Vittorio Tondelli.
La lezione verteva su un determinato argomento che a sua volta si è inserito in un altro che ho trovato meraviglioso: GEOGRAFIA DEL TERRITORIO LETTERARIO.
Me lo dico in testa: geografia del territorio letterario, geografia del territorio letterario, geografia del territorio letterario.......ha un suono meraviglioso.
La geografia ci condiziona. Il territorio sul quale si vive ha una potenza straordinaria su chi scrive. Non sono cavolate: la piana, il fiume, la strada (via Emilia, via Romea ma anche, per dire, via Giuseppina, via Mantova vecchia e cose così). Perché in certe zone dell'Emilia (ma io direi più genericamente "della pianura") ci stanno i rockers e in certe altre i cantautori? Eh, bella domanda, bell'affare, bel pensiero.
Ecco sì andavo in brodo di giuggiole e che diamine e poi, nonostante i due caffè, verso le dieci e mezza un abbiocco pazzesco con questa luce bella e il caldo della biblio moderna dentro l'ex convento e io che volevo ascoltare ma sentivo gli occhi come macigni e poi questo senso del territorio che è apparentemente pazzesco ma fondamentale e così vero. Ecco anche ieri sera avrei voluto buttarmi a peso morto con la testa sul tavolo e farmi "nannarellare" dalle parole di Guido Conti (che ieri sera parlava meno a mitraglia del solito).
"Qui sono passati popoli diversissimi, qui hanno lasciato tracce anche gli zingari e tutta questa tradizione dei violini arriva da molto lontano....."
E che diamine, anche un po' zigani sì, anche un po' stranieri, sì.
Le parole dei cittadini-del-mondo-padani.
Ora che ci penso, qui non ci sono rockers né cantautori ma c'è una tradizione di musica popolare che ha a che fare con il lavoro ma anche la Resistenza, ma anche la fatica e la bellezza di un mondo che, a ben pensarci, non è nemmeno così lontano.
Ecco sì, forse qui siamo troppo piatti per essere rockers o cantautori, qui è tutto così lineare, apparentemente tranquillo. Forse troppo.
Ma per fortuna anche la pianura ci suggerisce qualche storia.