Anni fa avevo un tizio che veniva a lavorare da me.
All'epoca aveva all'incirca ventotto anni, ora ne ha trentacinque.
Tipo solitario ma nello stesso tempo uno che sa divertirsi, stare in mezzo alla gente.
La sua passione più grande era - è - la pesca al siluro.
Aveva delle foto incredibili: di lui sulla chiatta, di lui sul barcone e con quei due amici che cercavano di trascinare fuori dall'acqua la "bestia" alta, più spesso, oltre i due metri.
Andava a pesca prevalentemente di notte, di primavera, d'estate. Ma anche d'autunno e d'inverno.
Nella stagione bella portava jeans tagliati, scarpe da ginnastica mezze rotte, quando non andava in barca stava in riva al fiume e si portava casse di birra da dividere con gli amici.
Mai visto con una ragazza.
Aveva, ha, capelli ricci e stopposi, la pelle arsa e gli occhi vivaci, ridenti, belli e cupi in uguale misura.
Poi una sera si deve trovare con un tale nei pressi di una boschina di pioppi, prima di cena. Prende la moto e saluta la madre e il padre.
"Torno tra un po'" e non dice bene dove va.
Passa la sera, la cena, la notte.
La madre e il padre non pensano finché non arrivano le tre del mattino.
Allora prendono l'auto e si dirigono verso l'argine, fanno passare dei luoghi non luoghi, degli spiazzi, dei campi, ma tutto è buio e fa caldo, le zanzare e poi chissà......
Non si capisce bene come, lo trovano in un campo, con le gambe rotte e le ossa delle gambe esposte alle zanzare, all'aria di merda della pianura, alle schifezze umide di una lanca.
Era così che con la moto lui non aveva visto una sbarra di ferro che ostruiva il passaggio dalla strada. Una sbarra di ferro messa così, da qualcuno che non voleva il transito di nessuno.
Così il giovane uomo selvaggio - uomo di pianura - stette tutte quelle ore lì, con le ossa rotte, fuori dalle gambe. Nei momenti di coscienza a fumarsi sigarette per tenere lontane le zanzare, a maledire il cielo zeppo di nero.
Era quasi estate.
Non ci si poteva credere.
Lui era cosciente e sapeva come sopravvivere.
Passò delle ore infinite nella notte.
Una notte infinita.
Fumò per ore fino a finire il pacchetto.
Passò quindici mattine in camera iperbarica.
"Dica all'Antonella che ora ho da scegliere tra tre donne perché ho trentacinque anni e devo decidere il mio futuro e devo decidere, che ne ho tre.....e non so come fare. Glielo dica, mi raccomando...."
Così anche l'uomo selvaggio di pianura può contare su tre volti e, magari, scegliere tra chi riuscirà meglio a sopperire alla mancanza di un fiume non necessariamente in piena.