davidia - storie di un cuore qualsiasi

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lunedì, 06 luglio 2009






Sotto i portici.
Mi viene in mente la notte dei fuochi.
Penso: "accuccia cane, non ti devi permettere di alzare la testa, non ti devi nemmeno permettere di respirare".
E' una sensazione davvero troppo forte e mi s'ingroppa in gola, non so come dire. Però cerco di non far succedere nulla: guardo i portoni, i negozi stanno chiudendo, c'è una famiglia che mangia una pizza seduta al tavolo fuori dalla pizzeria.
Un rumeno suona la fisa, una di queste melodie così struggenti che non aiutano per niente a sentirsi leoni che tengono accucciati i cani e ci sono dei vecchi seduti su sedie impagliate, fuori dai portoni, che aspettano cena raccontandosi qualcosa o giocando a carte su un tavolino.

G. mi aspetta ma come al solito, nel dedalo di vie che sembrano tutte uguali, mi perdo.
Così la chiamo e dico "mi sono persa, ancora".

Fine serata ma con G. stiamo fin quasi le due in strada a raccontarci cose e c'è una brezza così dolce dopo l'acquazzone serale che ha spazzato via la cappa di umidità.
Parliamo di un po' di cose solite e nuove.
Tra queste ultime c'è il concetto dell'immunizzazione al dolore, della vaccinazione contro il dolore.
Per quanto mi riguarda sta nel continuare, anche, a frequentare gente e i luoghi dove mi sono ammalata.

C'è chi non ce la farebbe a sopportare tutto questo.
Io sono una testarda.


postato da: davidia69 alle ore 08:01 | link | commenti (3)
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mercoledì, 01 luglio 2009


Qui le cicale urlano.
Urlano veramente e si contendono gli spazi di silenzio.
Qui oggi si delira, si parla di cifre - tuttavia fa caldo ma nonostante questo si può dire che non è ancora quel-gran-caldo. E in più c'è sempre una bell'arietta servizievole (servizievole???).
Qui oggi si avrebbe bisogno di una piscina olimpionica al mio servizio esclusivo.
Senza rompicoglioni.

Le davidie che ho trovato in Francia sono morte tutte, nonostante l'irrigazione garantita.
Ne è avanzata giusto una piantata da tutt'altra parte.
Confido nella sua resistenza che, di fatto,  è un po' anche la mia.

Saluti.


postato da: davidia69 alle ore 13:37 | link | commenti (5)
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ci sto bene qui (anche se il cielo è bigio)



postato da: davidia69 alle ore 12:12 | link | commenti (3)
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sabato, 27 giugno 2009


Una sera, diversi mesi fa, volevo andare in Emilia. C'era una serata di qualche cosa.
Io lo so che mi avrebbe affascinato.
Poi non ci sono andata.
E' brutto quando qualche cosa ti affascina e sai che è come un coltello piantato nella pancia.

Poi, diverso tempo dopo, avevo letto. Da qualche parte.
Ci sono rimasta un po' male.










(ci sono campi di insalata sterminati e ci sarebbe bisogno di manovalanza)


((a proposito di insalata: ho visto M., l'altro giorno, passando in macchina. Era china sulla terra. Indossava un paio di pantaloni rosa sportivi, una tshirt bianca che le fasciava la magrezza, i capelli raccolti in una coda. Sì, era chinata insieme ad altri uomini e ad altre donne. Ho rallentato, lei era di schiena, poi si è alzata e camminando tra l'insalata sembrava un fiore))


postato da: davidia69 alle ore 14:32 | link | commenti (4)
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La cosa divertente è che le Gauloises rosse sono davvero buone: né forti, né insipide. Buone.
C'era un ventaccio e c'abbiamo messo un sacco per accendercene una a testa.
Milano così ventosa era terrorizzante e infatti poi abbiamo visto passare anche i Vigili del Fuoco e la sera al tg regione avevano detto degli alberi caduti.
Sì, Milano col vento è piuttosto inquietante - ma quando non lo è, inquietante, Milano?

Al giapponese, ho dovuto chiedere un coltello: devo avere dei problemi di grandezza della bocca, quel sushi era enorme ed io mi sentivo identica a quella volta (prima ed unica e poi più) in cui quasi muoio ingoiando un'ostrica dall'orrido sapore.
Del sushi ricordo distintamente il sapore di quel "cibo degli dei" e il suo retrogusto leggermente dolce, di caramello mescolato al riso. Ne mangerei anche adesso, così come quella mattina che alle otto e qualcosa ci pensavo, l'avrei mangiato - io che colazione non la faccio mai.

Lo so che sembro una che dimentica in fretta.
Una che ignora, mi piacerebbe.


postato da: davidia69 alle ore 12:01 | link | commenti (8)
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Sembra di essere in ottobre, l'ottobre padano.
Il cielo è grigio, l'aria pesante, sembra che ci sia piombo ovunque e che sia lì pronto a schiacciarti la testa ma anche venirti addosso a trecentosessanta gradi. Addosso.
Anche il fisico subisce, anche il giorno subisce gli scarti della notte.
E' un casino.
Ci sono cose che non passeranno mai ma ci sono anche cose che sembrano meteoriti tanto che alla fine ti chiedi davvero se l'hai visto o se l'hai sognato.
Ma come si fanno a sognare cose se non si dorme?
A questo proposito direi che si sogna più spesso di giorno, ad occhi aperti, ed è tutto dire.

Oggi mi tocca stare da queste parti.
Sono comunque contenta di trovare  qualcuno che mi aiuta.
Alla fine, F. mi suona il campanello e dice "ho finito, andrei se non ho altre cose da fare. Se tu hai bisogno chiama, tu chiama quando vuoi, mi raccomando, guai se non ti fai sentire, le macchine sono sempre pronte e anche io".


postato da: davidia69 alle ore 08:36 | link | commenti
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giovedì, 25 giugno 2009




colture (sovraesposte)



postato da: davidia69 alle ore 07:50 | link | commenti (4)
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mercoledì, 24 giugno 2009

postato da: davidia69 alle ore 13:35 | link | commenti (6)
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martedì, 23 giugno 2009



Si potrebbe esorcizzare la cosa mettendo un'immagine.
Sì perché ho fotografato, pure nella disgrazia di un trattore distrutto, bruciato da un cortocircuito.

Fa una certa impressione, l'immagine, nonostante le fiamme si fossero già abbassate al momento dello scatto, ecc...ecc....
Ma poi ho esorcizzato consolando i due inconsolabili della famiglia che sarebbero potuti diventare tre.
E così ieri sera, tornata a casa, c'era ancora chiaro e ho fatto una doccia e me ne sono andata a letto, senza mangiare niente.
Sfogliavo La vita erotica dei superuomini di Mancassola, cioè lo leggevo. Mi ha fatto compagnia.
Bevevo una birra di tanto in tanto. Mi sono addormentata con la tapparella un po' alzata e le finestre spalancate.
Poi di notte deve essersi alzato il vento e le finestre hanno sbattuto.
Mi sono riaddormentata quasi subito e, come spesso accade, sognavo di persone che mi parlavano e alle quali parlavo.
Io, nel sonno, ho una vita molto ma molto movimentata (come se già non lo fosse fuori dai sogni).

Come al solito mi sono svegliata molto presto, intorno alle cinque e qualche cosa.
Mi sembrava un giorno normale e mi stavo chiedendo "ma di cosa tentavo di disperarmi ieri sera, senza riuscirci del tutto? Ah, sì, il trattore in fiamme.......". Mi è venuta una vertigine nella pancia.
Questa cosa, di ieri, di me che guardavo impotente il fumo nero,  di me che sentivo quei rumori inquietanti che provenivano dal motore in fiamme, dalla pancia della macchina moderna dotata di ogni confort, rumori che sembravano le agonie di un grosso animale in procinto di morire, un animale che bruciava come fosse stato immerso nella benzina, mi ha fatto considerare che questa cosa materiale di valore economico piuttosto elevato, non è niente, ma proprio niente rispetto ai fatti recenti, alla mia poltiglia contro un muro a duecento allora.
La sto ancora grattando via, nel frattempo si è seccata.

Mia mamma stamattina piangeva ed io le ho detto "Mamma, se tu sapessi un briciolo di quel che mi è successo negli ultimi tre mesi, adesso, come me, non piangeresti per un trattore bruciato, forse".





postato da: davidia69 alle ore 07:39 | link | commenti (9)
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giovedì, 18 giugno 2009


Stamattina:






Non riesco a capire se è ferita, la porto in ufficio la metto sul tavolo, mi guarda con quegli occhi sbarrati, spicca il volo e dove va?......

Qui, esattamente qui:







postato da: davidia69 alle ore 07:21 | link | commenti (16)
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